Lotta all’antisemitismo e antisionismo i cavalli di Troia del totalitarismo in Italia?

20.10.2023

Da anni ormai, anche in Italia, nei discorsi pubblici dei Presidenti della Repubblica, dei Presidenti del Consiglio, e di molti esponenti politici, è apparsa la chiara volontà di voler accumunare i due concetti molto diversi, con il fine cercando di impedire la critica alle politiche violente, discriminatorie, segregazioniste e razziste dello Stato d'Israele, nei confronti delle minoranze (cristiane, mussulmane ma non solo) presenti sul suo territorio.

Questa manifestazione di volontà che si evince dall'uso dei termini, oltre che dalle esplicite dichiarazioni in tal senso, è stata talmente repentina e "unitaria" tra tutte le forze politiche e le cariche istituzionali italiane, che fa riflettere.

Appare legittimo supporre che questa "simultanea" e improvvisa decisione di tentare utilizzare i termini sionismo e semitismo, e per consecutio logica i termini antisionismo e antisemitismo, come fossero sinonimi possa non essere casuale, ma quasi preordinata?

In particolare l'equiparazione dei due concetti molto diversi (come già spiegato nel post precedente), ha cominciato a fare la sua apparizione nei discorsi ufficiali delle autorità, in giorni di ricorrenza (come quello del 27 gennaio, "Giorno della Memoria") che sembrano ormai diventati più importanti delle feste nazionali, soltanto da qualche anno, ma da quando esattamente?

Prendiamo ad esempio i discorsi dei Presidenti della Repubblica Italiana. Fatta eccezione di un discorso di Giorgio Napolitano nel 2007 in occasione della citata Giornata della Memoria, in cui disse "No all'antisemitismo, anche quando si traveste da antisionismo" (Fonte: Corriere della Sera), concetto ribadito qualche anno più tardi nel discorso del 2013, in cui disse "[…] serve ribadire il rifiuto intransigente e totale dell'antisemitismo in ogni suo travestimento ideologico come l'antisionismo." (Fonte: Il Fatto Quotidiano) non risultano tentativi di accumunare i due termini prima del 2016.

Dal 2016 in poi invece, in ogni circostanza l'utilizzo dei termini quasi come sinonimi è stata sempre presente e si è fatta sempre più esplicita (evito di dilungarmi e citerò solo alcuni esempi delle cariche dello Stato più importanti, a cui poi hanno fatto eco i vari politici intervenuti a vario titolo in vari momenti sull'argomento).

  • 27 gennaio 2016, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso ufficiale sempre nella medesima ricorrenza ha affermato: "[…] ancora oggi sono radicate in Europa teorie aberranti, come il razzismo, il nazionalismo e l'antisemitismo […] L'antisemitismo c'è ancora, magari rivestito di antisionismo, come ci sono ancora odio e fanatismi che spargono sangue" (Fonte La Repubblica).

  • 27 gennaio 2017, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella afferma nuovamente "[…] dobbiamo chiederci: com'è possibile che, sotto forme diverse - che vanno dal negazionismo, alla xenofobia, all'antisionismo, a razzismi vecchi e nuovi, al suprematismo, al nazionalismo esasperato, al fanatismo religioso - com'è possibile, ripeto, che ancora oggi si sparga e si propaghi il germe dell'intolleranza, della discriminazione, della violenza?" (Fonte La Stampa).

  • 27 gennaio 2020, Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "[…] una volta per tutte l'impegno contro il razzismo, l'odio, la guerra e la sopraffazione. Contro l'antisemitismo, di vecchio e nuovo conio, che talvolta si traveste da antisionismo, negando il diritto all'esistenza dello stato di Israele" (Fonte: Il Sole 24 ore).

  • 27 gennaio 2023 è stata la volta della seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato Ignazio La Russa: "Il Senato è stato e sarà sempre in prima linea per diffondere il profondo significato del Giorno della Memoria. Sarà interprete, messaggero, promotore d'iniziative, perché respingere ogni forma di odio, di razzismo, antisemitismo, antisionismo è e deve essere una priorità" (Fonte RaiNews).

Secondo questa nuova, ipocrita e faziosa dottrina politica mondialista e neoliberista, il nuovo antisemitismo s'identificherebbe necessariamente e in modo automatico con l'antisionismo. L'antisionismo sarebbe di conseguenza la parola "nuovo" che sta accanto alla parola "antisemitismo": una forma di razzismo contro gli ebrei che utilizza argomentazioni politiche, cioè antisioniste.

C'è da dire, per onestà intellettuale, che i rischi di quest'associazione automatica sono molti, sia da una parte sia dall'altra. Gli antisionisti, quando anche al contempo effettivamente antisemiti, equiparano, semplificando, ogni ebreo a un israeliano e ogni israeliano a un colonizzatore di palestinesi, strumentalizzando la questione politica per mascherare un antisemitismo di fondo.

D'altro canto, però, l'accumunare l'antisionismo all'antisemitismo, porta a non considerare fondate, tacciandole come antisemite, le ragioni di un'opposizione alle espressioni più radicali e nazionaliste del sionismo, inteso come forma di colonialismo, di negazione dell'autodeterminazione del popolo palestinese praticato attraverso l'assedio militare della Cisgiordania e di Gaza. Significa sostenere che l'ostilità verso Israele e l'ostilità verso gli ebrei siano la stessa cosa, confondendo lo stato ebraico con il popolo ebraico e mettendo al centro dell'identità ebraica un'entità politica.

È abbastanza evidente la volontà di sdoganare (nonostante in pratica sia già stato ampiamente sdoganato) il concetto che il solo mettere di fronte Israele alle proprie responsabilità in relazione all'apartheid messo in atto nei confronti del popolo palestinese equivale a essere degli antisemiti.

Se è quindi ormai evidente che l'apparente confusione tra i concetti di antisemitismo e antisionismo non sia casuale ma preordinato e voluto al fine di evitare critiche a Israele e a tutto ciò che è legato, in termine di potere politico, economico, finanziario, ecc. al sionismo, rimane di rispondere al perché, almeno in Italia, è solo dal 2016 che questo volontà ha preso piede.

Anche in tal caso è sufficiente ricordare i fatti. Dopo un decennio dall'istituzione formale della "Giornata della memoria" (risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005) in Italia i partiti filo sionisti al potere, hanno ritenuto sufficiente che il racconto esasperato, quasi propagandistico, fatto nelle scuole e nei mass media riguardo gli accadimenti ai danni degli ebrei durante il secondo conflitto mondiale, avessero creato le condizioni idonee e sufficienti nell'opinione pubblica, per l'accettazione di una legge gravemente liberticida e discriminatoria: la legge sul negazionismo.

Con la scusa di voler reprimere il razzismo e qualunque forma di discriminazione, e facendo leva sui sensi di colpa istillati con il martellamento mediatico riguardo la giornata della memoria, è stata varata la prima legge in Italia che ha inserito nell'ordinamento giuridico italiano, il reato libertà di pensiero ed espressione.

A seguito di questa legge non è più possibile mettere pubblicamente, in discussione non solo la ricostruzione di certi accadimenti, ma neanche la loro reale portata in termini numerici (non che cambi poi molto). Insomma la versione ufficiale della storia deve essere accettata così com'è.

Si tratta quindi di un evidente provvedimento assolutista e gravemente lesivo delle libertà, dei diritti umani e dei valori democratici che in modo ipocrita si sostiene di voler proteggere con tale norma. Una norma discriminatoria e iniqua, che dovrebbe tutelare dalle discriminazioni.

Se le conseguenze dell'introduzione nell'ordinamento giuridico italiano di questo principio attraverso tale norma, vanno ben oltre il discorso legato all'antisionismo e all'antisemitismo (basti pensare all'uso "improprio" che poi si è fatto del neonato crimine giuridico di "negazionismo"), è evidente che grazie alla legge sul Negazionismo, che incrimina anche solo chi manifesta pensieri antisemiti, si è poi passati con l'associazione del sionismo al semitismo, al tentativo di voler far apparire come "criminale" chiunque faccia una critica politica all'operato di uno Stato (nel qual caso Israele), com'è in realtà la critica al sionismo e quindi il cosiddetto "antisionismo".

Quello che deve interessarci ora e che tutti dovrebbero capire, preoccuparsi e combattere, è che questa disputa tra i concetti di antisemitismo e antisionismo ha un'importanza relativa. 

Se è assolutamente vero che la comprensione delle differenze tra queste due parole serve per comprendere meglio la realtà che viviamo, è ancor più vero che ciò che abbiamo di fronte è la strumentalizzazione di una situazione solo apparentemente specifica, che invece nasconde un'enorme finestra di Overton, talmente grande che in moltissimi faticano a vedere. C'è la strisciante e subdola volontà di giungere, nei prossimi anni, all'introduzione palese del reato di opinione politica, ampliando "le materie, gli argomenti" oggetto del principio di reato di pensiero e opinione, già introdotto con la legge sul negazionismo.

Lo abbiamo già visto perché, sebbene spesso in modo non ufficiale, è già accaduto in questi ultimi tre anni, in cui è stato vietato il pubblico dibattito sulle politiche sanitarie dei Governi, sulla pericolosità dei sieri genici e sulla loro reale efficacia. Chiunque dissentiva dalla narrazione ufficiale o utilizzava termini o manifestava idee "non consentite" veniva silenziato, censurato, "bannato", dopo essere stato etichettato, non a caso, con il termine "negazionista". La normalizzazione della criminalizzazione della libertà di pensiero sta ormai diventando comune e, tra poco si provvederà, facendo un altro passo, il terzo, a legittimarla dal punto di vista legislativo.

La normalizzazione della criminalizzazione della libertà del pensiero che abbiamo visto è stata fatta soprattutto nei media e sui social, è solo il secondo passo fatto in questa direzione. Il principio della "legittima limitazione" del diritto di pensiero ed espressione era già stata testata (anche in Italia) su specifici gruppi della popolazione (nel mondo dei tifosi di calcio), senza che gli altri cittadini facessero nulla o si accorgessero di nulla.

Il dibattito sul sionismo, sull'antisionismo rischia di diventare, dopo quello che è già stato il discorso riguardante il semitismo e l'antisemitismo, un altro "grimaldello" per la tacita accettazione alla limitazione, e poi alla soppressione, di uno dei più importanti diritti umani fondamentali.

Non è possibile permettere che la libertà di pensiero ed espressione, vera pietra angolare della libertà e della democrazia, sia annichilita. Ogni persone realmente libera e democratica dovrà opporsi fino all'ultimo, affinché la distopica realtà di 1984 non si realizzi.

Stefano Nasetti

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